GIUSI QUARENGHI

virgoletteSono venuto a parlarti, amico mio,
delle rondini nere, non di Dio,
e come e perché e quando, e in quale luogo (…)
Emilio Isgrò

Ci sono intelligenze così acute, discrete e generose da giovare a chiunque le avvicini. Acqua non di superficie che irriga la terra e può far fiorire i deserti. Così era Grazia Nidasio, anzi, la signora Nidasio (la forma è sostanza, come nel disegno). Signora sempre, di sé, del proprio fare e delle proprie scelte, senza alcun vezzo, mai. Come il suo giardino, signore di sé anche lui, grazie a come lei lo trattava. Sapeva così bene volere da sé stessa che otteneva di più anche dagli altri, comprese le rose, lasciando e facendo in modo che facessero, trovassero come fare, a modo loro.

E l’Associazione Illustratori ne sa qualcosa, sa quanto, senza di lei, avrebbe avuto tutta un’altra storia, forse addirittura nessuna storia. Che poi l’Associazione a lei non servisse ha solo reso più tenaci e incisive la sua motivazione, la sua dedizione e la sua liberalità.

Racconto un ricordo personale perché mi pare la ritragga, in discrezione e intensità.
Eravamo ad Annecy, al festival internazionale del cinema d’animazione, nel 1979 credo.
Il riguardo affettuoso che riservava alle giovinezze aveva bandito timori e reverenze e ci aveva messe fianco a fianco. In fila per l’accredito, le si avvicina un fotografo del festival con l’obiettivo puntato; la signora Nidasio fa un cenno di diniego, il fotografo insiste, lei lo guarda: il balloon è chiaro, il fotografo abbassa l’obiettivo, la signora Nidasio muove appena la testa per ringraziare. Quello scatto trattenuto credo la ritragga meglio di qualunque foto.

Qualche anno dopo, in un momento per me amaro e cupo, mi disse: “Annecy, quel pomeriggio che mi aspettavi seduta sul bordo del terrazzo del palais con le gambe penzoloni…  ti vedo, là, così, ancora”: come mi avesse disegnata, e un po’ anche consegnata, a un disegno di me che custodisco e che soprattutto ancora mi custodisce. E me lo ricordava, quando ci incontravamo o ci telefonavamo, di rado, molto di rado, ma ogni volta riprendendo da dove ci eravamo lasciate.

E quanto abbiamo riso, anche se le vite intanto si disegnavano in modo da lasciare sempre più spazi bianchi, dove si sta più soli.

Persino volerti bene, signora Nidasio, ha fatto bene a chi bene ti ha voluto.
La riconoscenza e la stima per te, per quello che sei stata e come, per quello che hai fatto e come, non colmeranno la tua mancanza.

Giusi Quarenghi – Scrittrice specializzata nella narrativa per ragazzi e bambini.