GUIDO SCARABOTTOLO

virgoletteNon sono stato un lettore di Grazia Nidasio.
Ero troppo vecchio per il Corriere dei Piccoli prima e per il Corriere dei Ragazzi dopo.

Poi leggevo il Corriere della Sera solo saltuariamente.
Grazia Nidasio ha ricevuto lo Yellow Kid nel 1972 e io ho cominciato a lavorare per Lucca (con l’Arcoquattro) solo nel 1973 e non avevo ancora la minima idea di quanto complesso e interessante fosse il mondo del fumetto. In realtà non ero abbastanza vecchio o intelligente per capire tutto quello che mi accadeva intorno e poi erano gli anni del mio primo (breve) matrimonio e della successiva separazione, della fatica di guadagnarsi di che vivere, del trovare la propria collocazione personale e politica…

Certo era più facile che mi interessassero le storie della Bretecher piuttosto che quelle della Nidasio. Così mi sono perso una grande occasione di crescita umana e professionale.
Più o meno dieci anni dopo, e per tre anni, dall’autunno del 1983 mi ritrovo vicepresidente della Associazione Illustratori. Il presidente è Grazia Nidasio. Entrambi avevamo partecipato alla fondazione, entrambi eravamo nel consiglio direttivo. Grazia era anche molto attiva nella redazione di Portfolio Illustratori, la rivista dell’associazione, impostata e fortemente voluta da Piero Ventura e diretta brillantemente da Federico Maggioni.

Naturalmente ero pieno di problemi come al solito: mio padre sarebbe morto nell’estate del 1984; io mi ero indebitato per comprare la casa in cui sarei riuscito ad entrare dieci anni dopo; avevo una vita sentimentale un po’ complicata, facevo disegni che ora mi vergogno a mostrare e non avevo ancora acquisito l’uso della parola (ho saputo poi che Giancarlo Francesconi, il mitico direttore del Corriere dei Ragazzi, a quei tempi mi chiamava “il mutino”).

Se Grazia aveva dei problemi (tutti hanno dei problemi) non lo dava a vedere. Per tre anni mi ha telefonato quasi quotidianamente, piena di idee assolutamente concrete, nel tentativo di trasformare l’AI da una accozzaglia di individui dediti all’interesse privato, alla lamentela economica e alle disquisizioni tecniche (quali carte usare, quali pennelli, quali acrilici, quali pastelli, quali aerografi…) in un gruppo di persone interessate alla elaborazione culturale e allo sviluppo di una coscienza professionale e alla collaborazione.

Ovviamente alle telefonate seguivano incontri, riunioni, viaggi e attività organizzative e manuali varie.
Sappiamo tutti che questo impegno non sarebbe sostenibile senza una grande passione per il lavoro e un grande altruismo, un grande senso civico.
A Grazia dobbiamo la coscienza diffusa che il lavoro dell’illustratore non è un lavoro subordinato.
A Grazia dobbiamo i contatti con Federico Zeri, con Antonio Faeti, con Rossana Bossaglia, con Paola Vassalli…

A Grazia dobbiamo i tentativi di portare l’attività dell’AI fuori dai confini milanesi.
Grazia si è impegnata a fondo nel formare una attenzione alla conservazione del patrimonio illustrativo italiano, a partire dal salvataggio dell’archivio di Iris De Paoli (e immagino cosa avrebbe fatto, se solo fosse stata in grado, per l’archivio di Giovanni Mulazzani, di Gianni De Conno, di tutti i colleghi che se ne vanno, mentre noi…).

A Grazia dobbiamo anche i primi passi nella direzione di un contratto editoriale concordato con i più importanti editori.
E a lei dobbiamo l’inizio del percorso di unificazione tra illustratori, fumettisti e animatori.
Con grande determinazione e (ora capisco) grande pazienza e grande rispetto per le persone, nonostante un vice incredibilmente goffo e impreparato, ci ha guidati in quella che sono convinto sia stata la migliore stagione dell’AI.

Chi ha ricoperto cariche all’interno dell’AI sa come si arriva alla fine del mandato. Esausto e desideroso di recuperare spazi personali, mi sono lentamente distaccato.
Alla fine degli anni ‘80 la crisi economica ha provocato una quasi totale estinzione degli illustratori. L’AI è sopravvissuta a stento.

Tuttavia Grazia ha lavorato molto anche in questo secolo, fino a pochi anni fa, per mantenere viva una coscienza sindacale in tutti i professionisti dell’immagine.
Naturalmente, quel che più conta, ha continuato a fare anche il suo lavoro. Ne troviamo abbondanti tracce nelle librerie, in internet, e soprattutto dentro di noi, molte e molti di noi.

Guido Scarabottolo – Vice-Presidente AI anno 1984-87 (Presidente Grazia Nidasio)