LAURA SCARPA

virgoletteScrivere di Grazia Nidasio, un ricordo, mi riesce difficile. Se la ricordo è perché non c’è più, e sebbene a 87 anni una morte non ci sorprenda troppo, la sua assenza, la mancanza delle sue telefonate e mail, e il tempo doloroso che ha preceduto la morte, non mi permettono di guardare con sereno distacco il fatto che non ci sia più a discutere su cosa si dovrebbe fare oggi per il fumetto, sui giornali, per i ragazzi eccetera.

E non capisco bene quali cose vadano dette qui, se ricordi di una persona straordinaria (dettagli privati, forse, che credo né io né lei vorremmo condividere), o la critica e l’esegesi di una straordinaria, unica autrice, una dei grandi (e la solA Grande) del fumetto italiano, e degli anni 60, 70, 80… con il rischio di ripetere tutti concetti simili.

Un giorno mangiavamo una fetta di anguria in un chiosco in un primo pomeriggio d’estate (quando vieni a Milano ti faccio da tassista, mi diceva… lo scrivo solo per dimostrare la sua generosa e affettuosa pazzia), eravamo vicinissime alla sua casa natale.

Trascrivo questo suo ricordo: molto piccola, negli anni 30, anni in cui polizia e vigili li immagino particolarmente severi, i suoi fratelli (tutti parecchio maggiori di lei) giocavano a pallone per strada, cosa vietata. Lei l’avevano posata su un carro parcheggiato lì, a guardarli. Arrivano le guardie e i ragazzi scappano velocissimi, lasciando la piccola Grazia su quel carro.
Ho sempre quest’immagine, sfocata come una vecchia fotografia, questa strada della vecchia Milano, con il sole, e una piccolissima Grazia abbandonata in cima.

La sua capacità di rendere in immagini la vita e i sentimenti che vi sono legati si espresse anche in quel piccolo aneddoto… così come una volta, a Venezia (all’unico e splendido Immaginaria), vedendo su un vaporetto un gruppo di scolaretti disse: «Sembrano un mazzo di rapanelli…».
Ecco, il disegnatore fa questo, trasformare in immagini diverse la realtà, usando l’immediatezza e l’ambiguità dell’immagine. L’autore a questo aggiunge storie, intrecci, significati moltiplicati per tutte le vignette in cui racconta, il grande autore.

Grazia Nidasio ha sempre amato l’essere autrice, nel fare fumetti, fremendo per cercare la sua indipendenza anche ai tempi di Violante.
La sua, forse potete non esservene accorti, è stata una vita di lotta, anche per diffondere significati importanti, motivi che le stavano a cuore… negli ultimi anni della Stefi, quando aveva già abbandonato il «Corrierino» appena era stata usata la Stefi, appunto, come portavoce del taglio di nome della testata, in quegli ultimi anni, mentre la Stefi commentava per un pubblico adulto sulle pagine del «Corriere», si era anche fatta portabandiera di un argomento oggi più che mai scottante: l’immigrazione come arricchimento, ‘assimilazione’ totale dei bambini che vivono in Italia, di qualsiasi provenienza e paternità, come cittadini italiani e come tali con gli stessi diritti di chi lo è da 7 generazioni. So che è un argomento che le stava a cuore e per questo lo ribadisco.

Così come i suoi cartoni animati della Stefi, apparsi troppo poco in TV e prodotti dalla Rai, avevano un tema tostissimo: il denaro, la ricchezza, l’uso, l’abuso.
Era la continua lotta, fatta dal suo giardino e dal suo studio, che conduceva da anni per intelligenza, onestà, giustizia e cultura… come quando inseriva musica, moda, arte, design, società, nelle sue storie della famiglia Morandini e di Valentina.

Ecco, non ho parlato del suo segno, della potenza dirompente di quel segno, che guardava
all’Inghilterra (la vera rivoluzionaria di quegli anni), quando i suoi colleghi al CdP guardavano agli USA.

Era sempre oltre. uno sguardo lontano e il pennino come una spada senza sangue.

Laura Scarpa – fumettista e illustratrice è stata la fondatrice di riviste quali Scuola di Fumetto e Animals, per Coniglio Editore. editor, studiosa del fumetto e docente. Presidente dell’ l’Associazione
Culturale ComicOut.