Commenti di Giuria

Ogni anno chiediamo a tutta la giuria di commentare l’esperienza vissuta. Qui trovate quelli della Giuria 2022.

La Giuria 2022 si è riunita online ed è riuscita a trovare una buona intesa professionale ed umana, che le ha consentito di arrivare a decisioni condivise pur partendo da posizioni anche molto distanti.

Crediamo sia importante sottolineare l’impegno e la professionalità che i giurati mettono nello svolgere il loro compito per darvi una idea di come l’esperienza possa rappresentare un momento di crescita anche per loro, sia a livello professionale che umano.

I ritratti dei giurati vengono commissionati ogni anno dalla Commissione ad un illustratore diverso: quelli dell’edizione 2022 sono opera di  Massimo Alfaioli.

ARCHIVIO
Leggi i comment della Giuria 2021 →
Leggi i comment della Giuria 2020 →

DANIELA IRIDE MURGIA
Un’esperienza sfibrante per il peso della responsabilità far parte di una giuria. Da presidente, non ho avvertito la differenza tra me e gli altri giurati e questo mi dice che l’operazione è riuscita. Bisognava ascoltare la voce e la grande esperienza degli altri per piantare insieme un seme.
Le opere scelte si sono fatte strada da sole grazie al sistema di votazione blindato e anonimo che caratterizza la prima determinante fase; ognuno di noi, in autonomia, senza sapere come gli altri colleghi avrebbero valutato, dava un voto a ogni illustrazione partecipante. Solo dopo sono arrivati il confronto, la discussione, i passi dell’incontro, quelli dello scontro, quelli del cammino che le illustrazioni stesse ci indicavano. Una mia voce discorde eliminerebbe tutti i premi dalla crosta terrestre, un’altra mi dice che i premi hanno il valore di accendere delle luci lungo il percorso complicato di ognuno di noi. Il mio sguardo di fiducia è rivolto agli studenti, la mia categoria preferita, non solo in questa arena. Grazie.

ARIANNA MALACRIDA
Quando Autori di Immagini mi ha proposto di far parte della Giuria di Annual 2021 mi sono sentita molto onorata di contribuire con il mio sguardo, la mia esperienza e le mie competenze a all’assegnazione dei premi. E molto contenta di dovermi poi confrontare con gli altri giurati. La prima parte del lavoro, la votazione di un migliaio di immagini, è stata un percorso solitario.
Il mio sguardo ne esce senza dubbio arricchito.

Guardare tante illustrazioni tutte insieme, una dietro l’altra, sullo schermo e dare dei voti non è stato semplice. Ma alcune immagini mi hanno da subito chiamata, sono tornata a guardarle più volte, ne ho abbassato o alzato il voto dopo aver visto le altre. Mi chiedevo: questa immagine a cui sto dando 10 sarà piaciuta agli altri? E questa che per me è un 4 avrà invece conquistato qualcuno? La seconda parte, la riunione della Giuria, è stata la risposta a queste domande: ognuno di noi arriva da percorsi diversi e quindi ha visto cose diverse. Ascoltare le opinioni di ciascuno ci ha portato a prendere in considerazione altri punti di vista e a ripensare alcune valutazioni, per approdare a decisioni collettive. È stato grazie a questo confronto stimolante e appassionato che le nostre classifiche personali hanno lasciato spazio ai premi della Giuria.

FRANCO TASSI
Non ho mai fatto il giurato, e ho sempre immaginato loro come persone rette e professionali e scoprire che è tutto vero, almeno in questo caso, mi ha ridato fiducia nella professione. Parte dei concorrenti non la penserà così, ognuno ha in testa la propria formazione da mandare in campo, è abbastanza inevitabile. Anche tra giurati non la pensavamo sempre allo stesso modo, ma l’attaccamento professionale e l’ardore innato per la materia, hanno creato vortici di discussioni e riflessioni intense e appassionanti.
Abbiamo cercato di considerare tutti gli aspetti sentendo la responsa- bilità che deriva dal premiare o scartare un’opera. Abbiamo considerato la categoria, soprattutto nel caso dell’illustrazione scientifica, e ovviamente la preparazione che traspare dall’artista,ma abbiamo preferito premiare sempre l’originalità, dove possibile. Iride, la presidente di Giuria, ci ha stimolato sempre, e ci ha spinto a ragionare su aspetti e territori anche fuori dalla zona di conforto. Na- turalmente, proprio perché siamo persone ap- passionate, non abbiamo sempre sopito la nostra emotività e il nostro gusto personale. Tante altre opere meritavano di essere premiate, ma c’è un posto solo, e alla fine sono sereno, tutte le opere premiate ci hanno in qualche modo emozionato.

FERRUCCIO GIROMINI
Funziona così. I componenti di una giuria, che provengono da situazioni professionali e anagrafiche giustamente eterogenee, sanno bene che il singolo giurato non è la Giuria nel suo complesso, ma solo un parziale elemento costitutivo della stessa. Ciò implica una assunzione di responsabile umiltà, di conseguente predisposizione al dialogo, di civile accettazione del compromesso.
Il che non significa che dopo non si possa giungere a conclusioni condivise pure unanimi; implica solo la consapevolezza che qualche predilezione personale resterà scartata senza rimedio. E comporta che la rosa dei premiati, travalicando il gusto individuale, si fa anzitutto indicativa del clima storico momentaneo, quindi rilevante da un punto di vista sociologico oltre che artistico: nel 2022 è questo lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Così, l’invito per chiunque altro si troverà a sfogliare poi la raccolta finale sarà giocare a formularsi nuove libere scelte individuali, permettendosi qualsiasi capriccio. E allora: buon divertimento!

CARLOTTA VIVIANI
La prima categoria che ho iniziato a votare è stata la più difficile: come valutare le illustrazioni? che voti dare?, mi chiedevo. Ho riguardato le immagini più e più volte, poi mi sono lanciata con i primi voti, cambiati, rivisti, aggiustati. Andando avanti è diventato più facile, anche se spesso sono tornata indietro, ho riaperto, ho guardato ancora, magari a distanza di qualche giorno, per capire se avevo individuato tutti i dettagli e per trovarne di nuovi.
Ogni categoria mi ha riservato belle sorprese, illustrazioni interessanti che mi hanno colpito per qualche motivo: per ciascuna ho cercato di coglierne il significato e gli aspetti peculiari, per non decidere solo in base al mio gusto e alla prima impressione. Bellezza, tecnica, idea di fondo, originalità, sono i criteri che mi hanno guidato nella prima fase di voto. Infine la giornata con gli altri giurati passata a discutere, a valutare, a rivedere, in cui ognuno di noi ha messo in campo la propria esperienza. Un lavoro faticoso, ma anche divertente e sicuramente molto stimolante, fondamentale per arrivare al risultato finale, perché il confronto costituisce sempre una parte importante quando si deve giudicare qualcuno e qualcosa.

STEFANO “S3KENO” PICCOLI
Ogni tanto la nostra professione, che per sua stessa natura implica tutta una serie di competenze creative ma anche una buona dose di ego, ci porta ad essere chiamati nella composizione di una Giuria. Per quanto riguarda me, che sarei (al condizionale) fumettista, curatore di mostre e di un Festival, un cosiddetto “operatore culturale”, mi sono ritrovato ad essere coinvolto in quest’avventura grazie alla bella partnership che è nata tra AI e RIFF – la Rete Italiana Festival di Fumetto – che avevo l’onere e l’onore di rappresentare.
Cercando quindi di mettere da parte quell’attitudine egori- ferita che ci caratterizza come autori, a favore di un servizio che – pur basato sulle nostre rispettive skill – fosse il più oggettivo e imparziale possibile, in virtù di quella matrice corale che rende il giudizio dei Giurati un’espressione plurale, collettiva. Confrontarsi con loro, capitanati da una Presidente eccezionale, è stata dunque un’esperienza che considero davvero una ricchezza, per somma di diversità di stili, gusti e opinioni, anche quando non si è completamente d’accordo. Una ricchezza che aggiungo al mio bagaglio personale, sapendo bene che il fine non eravamo noi, ma le opere da premiare. Queste «eccellenze dell’illustrazione italiana» che a loro volta, nella loro eterogeneità, esprimono un immenso patrimonio di talento e che, mi auguro, il nostro lavoro abbia valorizzato esattamente nella misura in cui siamo stati chiamati a riconoscerlo.

DALIA GALLICO
Sento sempre una grande responsabilità nel valutare, giudicare, dare un voto al merito. Difficile in poco tempo guardare con la dovuta attenzione i numerosi lavori infilando i miei “occhiali” che sempre cercano l’innovazione, la bellezza e la contemporaneità. L’approccio Design oriented (dall’etimologia latina de-signum = dare un significato) mi ha aiutato spesso nella valutazione delle immagini…per trovare un segno, un simbolo, un significato nuovo. Aver preso parte alla prestigiosa giuria, il vivace confronto, mi ha dato la possibilità di scoprire tecniche, idee, visioni, linguaggi, talenti che lasceranno sicuramente un “segno”.
Molti progetti che vedrete qui pubblicati dimostrano ricerca, bellezza ma anche forza e generose idee. Penso, ora più che mai, che se si riuscisse a ripartire almeno da quello che tutto il mondo ci riconosce, invidia e ammira (creatività, arte, bellezza) probabilmente sarebbe già sufficiente per rimettere in moto il nostro Paese. Uscendo da una situazione di immobilismo è ora il momento di cercare la migliore integrazione di idee e apertura di un confronto in cui le diverse forme di creatività e cultura dialoghino tra loro. È una sfida importante che in questo momento sicuramente affronteremo, insieme, con entusiasmo. Avanti tutta!

ILARIA TONTARDINI
Mi ha sempre affascinato, da spettatrice, cercare di leggere in tralice i criteri con cui le giurie decidono, tracciare i loro possibili percorsi del “gusto”. A volte sembrano evidenti, a volte invece astrusi. Quando si valica la barricata e si sta dalla parte di chi deve scegliere, questa complessità si fa palese, e ne diviene evidente il perché.
Molti sono gli elementi che entrano in gioco ma soprattuto uno: la pluralità della visione. Vedere è una azione in fondo intimamente singola. Qui arriva il nocciolo più interessante dello “scegliere con”: al di là di riconoscere la qualità di un‘opera, spessissimo condivisa, quante cose gli occhi dei giurati guardano e quante cose questi – e l’esperienze e professionalità che ci stanno dietro – insegnano a vedere!
Fare una giuria significa imparare a guardare insieme, lasciarsi portare in punti da cui le immagini prendono un’altra forma; e mentre si impara, la selezione si leviga, prende una fisionomia sempre “altra”: non è quella dei desideri di uno, ma il frutto di una difficile ma ricca ed esaltante mediazione “visuale”.